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Costruttori di ponti

Ai confini dell’Europa

di Alessandro Manfridi

Quando il “limes” si manifesta come frontiera e il fronteggiarsi si ripercuote negativamente e ingiustamente sugli spostamenti, per fini di solidarietà, dei civili…

11 Settembre 2026

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Attualità

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“Svegliati, qui siam rimasti soli!” – mi dice mia moglie destandomi dal mio  sonno profondo, in questo autobus dove i sedili  sono così stretti  che ci fanno sentire come delle sardine. Mi guardo intorno. Buio pesto. Atmosfera quasi surreale. Il nostro bus si è svuotato, i passeggeri sono scomparsi, volatilizzati, siamo rimasti solo noi due, il ragazzo che viaggia con noi e un altro adulto, ignaro. Anche l’autista si è eclissato, lasciando aperte le portiere in modo che chi vuole possa andarsene. Dico a mia moglie: “Dobbiamo scendere anche noi! E anche in fretta!”.

Frontiera della dogana bielorusso-polacca, Brest-Terespol, 16 agosto 2026. Sono le 5:00 del mattino, fuso orario bielorusso.

“Prendiamo i bagagli! Forza, dobbiamo scendere!”. Con trepidazione e impegno, ci affrettiamo cosi a scendere i nostri zaini dall’abitacolo del bus e recuperiamo le valige dal bagagliaio. Quindi, iniziamo a percorrere senza indugio la strada, risalendo per la fila dei bus che riposano, spenti, quasi fossero in un cimitero, uno per uno, fino alle sbarre della dogana. All’inizio non c’è anima viva, i mezzi, come il nostro, sono stati abbandonati dai loro passeggeri, l’atmosfera è surreale. Ho contato 53 veicoli dal nostro alla testa, quando lo abbiamo lasciato ce n’erano altri tre dietro di noi. Arrivati al primo bus, chiedo: “Vai a Varsavia? Hai posto per tre persone?”. “Certo! Documenti!”. E cash, naturalmente, tanti euro a testa. Costa più il passaggio che il biglietto.

Sono le 6:00. Un’altra ora in attesa, davanti alle sbarre. Poi passiamo, parcheggiamo, sosta per la toilette ed attesa del primo passaggio doganale. Alle 10:30 passiamo a piedi il check alla frontiera bielorussa. Nuovamente, in pullman, si rimane in attesa di passare la dogana polacca (“europea”!). Alle16:21 abbiamo passato il controllo di passaporti e valigie al check polacco. Alle 17:47 siamo finalmente ripartiti. Infine, finalmente, siamo arrivati all’autostazione di Varsavia Zachodnia alle 20:30.

Il nostro viaggio, questa volta, è durato complessivamente 23 ore.

La distanza stradale che separa Minsk da Varsavia è percorribile in circa 6 ore, tre per arrivare alla  frontiera a Brest, 3 dalla frontiera alla capitale polacca. Noi siamo partiti alle 21:30 e si prevedeva di arrivare all’1:00 di notte  al confine e alle 8:00 del mattino a Varsavia, invece l’autista ha fatto due soste, additando come motivazione la necessità  della toilette. È arrivato cosi alle 3:00 e si è fermato nel buio della notte. Il sonno ci ha colti, al punto da perdere l’esodo degli altri passeggeri. Ecco come alle 5:00,  senza esitare, abbiamo preso tutto e ci siamo incamminati verso la dogana.

Questa volta non ci siamo fatti trovare impreparati. La prima volta che abbiamo sperimentato questo “scherzo”, due inverni fa, è stato molto spiacevole. Non sapevamo cosa fare, e siamo tutti dovuti andare nella macchia, in mezzo agli alberi, perché non c’erano bagni nelle vicinanze. Poi, abbiamo capito e ci siamo messi in cammino, con valige e bagagli, sotto la neve. Da allora, per entrare o uscire dalla Bielorussia, cerchiamo di passare il confine dalla Lituania, che è più a Nord, ma anche qui è una incognita.

Una volta, a Vilnius, il bus che abbiamo prenotato era in ritardo di 24 ore, perché bloccato in fila alla frontiera, e abbiamo dovuto comprare altri biglietti per tornare indietro e transitare via Varsavia-Terespol. Un’altra volta, il sistema informatico lituano era saltato e non si avevano notizie, per poi cancellare la corsa e dirci che il bus successivo sarebbe stato dopo due giorni, costringendoci a ritornare indietro e optare, ancora una volta, per Varsavia. Un’altra volta ancora, siamo arrivati da Minsk a Vilnius alle 3:00 di notte e abbiamo raggiunto l’albergo a piedi, per non passare la notte su una panchina, attraversando un boschetto buio pesto e per niente tranquillizzante. Quando abbiamo visto un taxi parcheggiato volevamo prenderlo, ma ci siamo accorti che il tassista era completamente ubriaco e stava andando in direzione opposta all’hotel! Ricordo ancora le grida forti  di mia moglie che lo hanno destato  da questo stato di poca lucidità, riprendendo la giusta strada.

Un’altra cosa che abbiamo imparato a nostre spese: mai comprare in anticipo i biglietti di ritorno da Varsavia o da Vilnius per rientrare in Italia, perché con i “ritardi” che si affrontano in dogana, vanno persi. Conviene comprarli solo subito dopo l’ultimo controllo e il passaggio della frontiera. Al momento, nell’agosto 2026, i varchi di frontiera terrestri aperti e operativi per entrare in Bielorussia da Polonia e Lituania sono in totale 5 (3 al confine polacco e 2 a quello lituano). Sei anni fa (nel 2020) i valichi ufficiali e aperti erano invece circa 14 (6 con la Polonia e 8 con la Lituania).

Per entrare nella Russia Bianca oggi, dunque, non essendo più possibile farlo per via aerea a causa delle sanzioni della UE, se si vuole evitare il passaggio obbligato via terra con i bus, è necessario  comprare un biglietto aereo che arrivi all’aeroporto di Minsk volando dall’Italia a Istanbul o ad una delle ex Repubbliche Socialiste Sovietiche (non dalla Federazione Russa, naturalmente, perché le sanzioni UE, come sappiamo, riguardano anche Mosca) – Italia/Yerevan (Armenia) o Tiblisi (Georgia) o Baku (Azerbagian) – e poi continuare con un secondo volo per Minsk.

Il problema della frontiera da terra  in questo caso viene risolto, ma i costi dei biglietti aerei non sono alla portata di tutti. Viceversa, chi vuole entrare in Bielorussia non può che passare via terra con questi bus. Se le cose vanno bene, si può transitare entro le 10 ore; mal che vada, c’è chi ne ha passate anche 48. Questa situazione che ha del parossistico – e che ci ha colti drammaticamente impreparati la prima volta, infastiditi e rassegnati questa volta – è stata interrotta da un pensiero che mi ha attraversato: “Ma non che è davanti a questa situazione drammatica, a questo pagare il biglietto ben oltre il doppio, alla fine non sia il caso di  ringraziare questo sistema?” Perché, se non avessimo fatto così anche noi, con 53 pullman in coda, probabilmente avremmo passato ben più di 48 ore in questa pietosa condizione.

Gli autisti ci guadagnano, ma ormai è un sistema collaudato. Questo secondo bus era vuoto quando siamo arrivati e si è riempito pian piano successivamente da gente che proveniva da bus in arrivo dopo di noi. Quindi, tutti contenti: i passeggeri – di non trascorrere  48 ore nei proprio bus di iniziale provenienza – e gli autisti – che riempiono due volte i loro mezzi appena arrivano in testa alla fila. Il sistema appare  dunque perfetto e degno di una situazione che sembra sbandare e aver perso la lucidità del giusto.

Nella maggior parte dei paesi del mondo questi “disagi” sono la regola, non l’eccezione. Quando si parla di trasporti, si dice, ad esempio, che in Africa alle stazioni dei pullman i passeggeri si mettono in oziosa attesa affermando: “Quando arriverà la corriera, non si sa, si sa solo che arriverà e ripartirà”. Per noi “civili” europei, però, che riteniamo le nostre società siano la culla della democrazia, dei diritti e del progresso, sarebbe onesto chiamare con il proprio nome anche un’esperienza come questa. “Ai confini dell’Europa” i cittadini bielorussi (e noi con loro) sono vittime del disagio, del commercio, delle sanzioni e anche di questi  esasperati viaggi loro riservati  attraverso frontiere che la logica delle armi e dei confini che separano ha seminato. Ne abbiamo già scritto qui, ma vogliamo ricordare ancora una volta che questi, ed altri disagi, sono collaterali allo stato di cose che i  popoli stanno subendo da questo conflitto e da queste sanzioni.

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