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La pace proibita

Il giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni presenta le drammatiche conseguenze della guerra

La pace proibita

Lunedì 2 maggio, in diretta streaming dal teatro Ghione di Roma, Michele Santoro ha presentato una serata intitolata “La pace proibita”, con una serie di ospiti intervenuti per ribadire le ragioni della pace.
maggio 2022
 
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«Viviamo nell’era dell’“ARMICENE”: da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa sulla Terra, ha iniziato ad armarsi con armi da taglio fino all’era dell’Atomica e sono le armi a determinare il suo destino, oggi come non mai». Con questo testo scritto e narrato dallo street artist Sirante si è aperta la serata condotta da Michele Santoro presso il teatro Ghione in Roma, dal titolo provocatorio ma reale: “La pace proibita”. Elio Germano, poi, ha ricordato nel suo intervento la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, rifacendosi alla testimonianza di Gino Strada, mentre Luciana Castellina, co-fondatrice de Il Manifesto, ha concluso il suo lungo monologo con l’affermazione: «il nostro primo obiettivo non è fermare Putin quanto realizzare la pace».

Perciò la riflessione di Sabina Guzzanti si è concentrata innanzitutto sulla dinamica di un’informazione dettata dalla propaganda. È vero che in ogni dibattito è sempre presente il rappresentante della posizione pacifista o di quella, comunque, critica verso l’operato dell’Occidente. Ciò però avviene per le esigenze dei talk show, che hanno bisogno di mostrare un interlocutore verso cui dibattere. È a questa logica che risponde tale presenza, più che a quella di chi voglia dar voce, indifferentemente, a visioni anche opposte e a proposte diverse per arrivare alla soluzione del conflitto. Coloro che gestiscono la regia della trasmissione sono gli scrittori della sceneggiatura della stessa. La libertà dell’informazione è dunque inficiata dal modo di gestirla e di indirizzarla. È vero, in Italia non si va in carcere per aver espresso la propria opinione, ma si può sempre rischiare di perdere il lavoro per questo motivo.

Per questo Fiorella Mannoia ha eseguito la canzone “Il disertore” di Boris Vian, scritta per protestare contro la gestione della Francia che passava dalla guerra in Indocina a quella in Algeria, ma che illustra bene le ragioni della popolazione che chiede al suo Presidente di non portarla a morire in guerra sui campi di battaglia. Tommaso Montanari (rettore dell’Università di Siena) ha ripreso il testo di Boris Vian nella traduzione, ancora più cruda, che ne ha fatto Luigi Tenco: i destinatari del grido della povera gente mandata a morire in guerra e vittima della guerra non sono chiamati come: “Signor Presidente” ma come “I Padroni della Terra”. Lo stesso Montanari, dopo aver recitato Trilussa e citato don Milani, si è allineato con gli appelli che Papa Francesco sta rivolgendo alle parti da due mesi per la cessazione di questo conflitto.

D’altronde sono reazioni comprensibili se pensiamo alle affermazioni lucide e chirurgiche del generale Fabio Mini, intervistato da Guido Ruotolo, sulle dinamiche del conflitto e dei protagonisti che lo muovono. In ogni caso, se in Italia l’80% degli italiani è contro questa guerra e l’80% dell’informazione è a favore di questa guerra o comunque la ritiene inevitabile, quindi è a favore della sua prosecuzione, c’è qualcosa che non va. Nel mondo ad oggi ci sono 138 guerre in via di svolgimento. Se il servizio informativo ce le mostrasse tutte raccoglierebbe lo stesso orrore, la stessa solidarietà con le vittime e la stessa indignazione che gli spettatori italiani esprimerebbero, chiedendo che sia trovata una soluzione per la pace.

Per questo Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ribalta le accuse rivolte a chi chiede la pace. E alle domande – «Come lo fermate voi Putin? Con le preghiere? Con le manifestazioni? Con i cortei?» – risponde: «Perché? Voi come lo fermate? Con le armi? Con il braccio di ferro? Con la lotta “fino all’ultimo ucraino”?». E cita Gandhi, Martin Luther King, Mandela, Tonino Bello, Capitini, «tutta gente morta ammazzata o morta troppo presto».

Passando all’analisi storica, Fiammetta Cucurnia, vedova di Giulietto Chiesa, ha offerto una lettura degli eventi che hanno portato la Russia ai passaggi degli ultimi decenni: dalla politica di Gorbaciov per una nuova URSS che si relazionasse con le altre Nazioni (con una apertura impensabile prima di lui) alla promessa fatta dalla NATO di non entrare nei paesi limitrofi; dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica all’ingresso di Polonia, Ungheria, Bulgaria e Romania nella NATO; dal disastro provocato a causa del passaggio violento da un’economia socialista ad una economia di mercato, riducendo alla fame milioni di russi sotto Eltsin, al potere consegnato nelle mani dell’attuale presidente Putin. Per quanto riguarda l’Europa, la filosofa Donatella Di Cesare ha evidenziato che il concetto di Stato ha finito per diventare divisivo e dividente: l’Europa che volevamo e che vogliamo deve andare oltre gli Stati e oltre i nazionalismi, per realizzare una politica di coabitazione dei popoli.

Moni Ovadia, dal canto suo, si è rifatto ad una giornalista americana che si era chiesta come mai le forze armate ucraine, a partire dal battaglione Azov, fossero contraddistinte dai simboli e dalle svastiche naziste (e perché questo venga sminuito dai mezzi di informazione occidentali); come mai da decenni un paese NATO come la Turchia “macella” il popolo curdo e nessuno fa nulla. Una giornalista protesta: concentriamoci sul presente! Vauro Senesi, allora, ricorda il giornalista fotoreporter Andy Rocchelli, ucciso in Donbass nel 2014 da un colpo di mortaio che si pensa sia stato volutamente lanciato dall’esercito ucraino, ma che è rimasto impunito. Mentre Santoro ricorda gli eventi che portarono alla “strage di Odessa” (con l’uccisione di 42 ucraini russofoni) nel maggio 2014, video-documentata da Paul Moreira nel 2016, e si chiede come mai Macron e Merkel, che dovevano essere i garanti per la UE, non abbiano fatto sentire la loro voce a Kiev per questi fatti. Fino a due settimane prima dell’invasione russa dell’Ucraina, d’altronde, la stessa UE ha negato la possibile soluzione prevista dalla attuazione degli accordi di Minsk, considerandoli “carta straccia”.

I tre intermezzi con i dati del giornalista del Sole 24 Ore, Gianni Dragoni, ci hanno presentto però, in maniera concreta ed inequivocabile (grazie alle proiezioni Onu), le più profonde ragioni della pace: la guerra sta producendo in primo luogo una drammatica crisi alimentare per la crescita dei prezzi del grano e di tutti gli altri prodotti (a fine mese la Tunisia non avrà più farina!). La crisi economica, dovuta alla crescita dei prezzi, si tradurrà in una inevitabile recessione. Tutto questo porta aa una previsione drammatica: un miliardo e settecento milioni di persone rischiano di finire in povertà! Da notare, invece, che se il PIL degli USA e dell’Italia sono crollati, “tiene” il settore delle armi: Lockeed Martin + 20 miliardi $ (+22%), Raytheon +11,8 miliardi $ (+9%); la Leonardo + 2 miliardi € (+56%).

Se non sono questi dati, da soli, sufficienti a farci considerare che la guerra non è la soluzione ma la causa di mali più gravi e catastrofici, allora, è indubbio dirlo, dobbiamo convenire che abitiamo in un’era che non può non essere riconosciuta come l’ARMICENE.

 

 
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La vera rivoluzione

Irina e Albina alla XIII Stazione della Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo, 15.04.2022

Pubblicato su LA VERA RIVOLUZIONE – GLI STATI GENERALI

Mettiamo da parte la fede religiosa e limitiamoci allo spessore morale.

Per tutti coloro che ritengono che Gesù di Nazareth sia un personaggio il cui messaggio non si ferma ai soli credenti ma arriva a chiunque voglia coglierne la proposta, l’esempio, l’appello.

La domanda oggi diretta è: il soldato russo omicida e stupratore ha una madre come ce l’abbiamo io e tu? Ha una compagna, dei figli, una casa, una famiglia dalla quale tornare come la nostra?

Di più: possiamo dire che egli è un “figlio di Dio” come me e te?

Che io sia un credente o meno, se le mie risposte sono positive, allora devo concludere che egli non è diverso da me.

La portata “rivoluzionaria” delle parole del capitolo 6 del vangelo di Luca sono quelle che mi invitano a fare del mio nemico l’oggetto delle mie preghiere; quelle che mi invitano all’impegno di perdonarlo (perché “non sa quello che fa!”, cfr. Lc 23,34); quelle che mi chiedono di arrivare ad AMARLO!

Ma come è possibile amare chi fa del male non tanto a me quanto ai miei cari[1]?

È chiaro che un amore simile è umanamente impossibile.

Ma se siamo disponibili a percorrere questa via, chiedendo che la forza che umanamente non abbiamo ci arrivi con un aiuto “ulteriore”, quale quello che solo l’esperienza del limite ci può consegnare, vedremo cose che non avremo mai immaginato.

Per poter varcare questa soglia e passare dall’esperienza dell’ombra a quella di una nuova luce, promessa dalla speranza che abita in ognuno di noi, è necessario cogliere l’invito di Luca 6 in tutti i suoi passaggi.

Io DEVO convincermi che accogliere questo invito è vitale. Io POSSO mettere in pratica quello che umanamente pare ben altro che una “umana” rivoluzione. Io devo VOLERE che tale rivoluzione possa compiersi, iniziando a porre un seme di cui non vedo ancora i frutti ma la cui promessa potrà portare a farli sbocciare, prima di quanto possa immaginare.

Il pregare, il perdonare, l’amare il mio nemico questo sì, lo disarmerebbe, lo sconfiggerebbe, lo convertirebbe. Come non possono fare le armi, la violenza, la guerra, le vendette, gli omicidi.

E se questa azione fosse non solo dei singoli, ma dei popoli e delle nazioni, vedremo una “rivoluzione” come non abbiamo mai visto sulla faccia della terra.

Siamo sempre in tempo per iniziare a compierla. Oggi più che mai.


[1] https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/quando-perdonare-significa-tornare-alla-vita/

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STOP THE WAR NOW

GEOPOLITICA

STOP THE WAR NOW

ALESSANDRO MANFRIDI:9 Aprile 2022

Pubblicato su STOP THE WAR NOW – GLI STATI GENERALI

Sapete cosa mi ha raccontato l’altro giorno un’amico che ha partecipato alla Carovana della pace #stopthewarnow a Leopoli?

“I polacchi si fanno in quattro per accogliere i profughi ucraini… ma non si fanno alcuno scrupolo per respingere i profughi siriani e quelli afgani…”.
Dove sta il vangelo?

Se il mio fratello non è più il mio prossimo ma conta solo la sua nazionalità, è chiaro che oggi il mondo è diviso e la mentalità che si coltiva è quella della “caccia al nemico!”.

Non dimentico un’intervista su RAI Uno ad una donna ucraina in lacrime i primi giorni del conflitto: “Anche i giovani soldati russi sono figli come i figli miei, il loro sangue è sangue di esseri umani come il nostro!”.

Ora invece è probabile che, dopo un mese di conflitto, le voci che chiedono la cessazione del conflitto siano sopravanzate da quelle dell’odio che vedono in ogni soldato russo uno stupratore, un criminale, un nemico che merita la morte.

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Non c’è pace senza giustizia

#STOPTHEWARNOW la “Carovana della pace” sfila per le vie di L’viv, 1 aprile 2022

Pubblicato su Non c’è pace senza giustizia – VinoNuovo.it

Lo studio della storia umana è davvero qualcosa di impressionante.

Sono praticamente settemila anni, da quando sono apparse le prime civiltà, che gli uomini si sono fatti la guerra, da quelle tribali a quelle tra imperi (solo in occidente studiamo quelli assiro, babilonese, persiano, macedone, romano, fino allo scontro tra impero islamico/ottomano e cristiano di oriente e di occidente) per passare alle guerre tra i moderni stati nazionali che hanno visto la luce sul continente europeo negli ultimi cinque secoli. Per concludersi con la storia di un imperialismo coloniale perpetuato in particolare dalle “nazioni cristiane” negli ultimi due secoli, che è sfociato in due “guerre mondiali” e nell’uso dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

A confronto, le ragioni della pace hanno visto proprio nell’era contemporanea, il XX secolo, il fiorire delle vicende e degli insegnamenti di alcuni grandi personaggi: da Gandhi, padre dell’indipendenza indiana nel 1947[1]; a Giovanni XXIII con il suo magistero di pace che sventò la crisi nucleare di Cuba nel 1962[2] e che ci ha donato un testamento attualissimo con la PACEM IN TERRIS[3]; a Martin Luther King, il cui discorso al Lincoln Memorial del 28 agosto 1963 è tra i più citati nella storia[4]; a Nelson Mandela nel nuovo paradigma di convivenza tra bianchi e neri in Sudafrica[5]; per finire al lascito che ci consegnano i protagonisti del Nobel della pace[6] e di tutte le organizzazioni nate per conseguirla[7].

Perché la pace possa attuarsi c’è bisogno però che essa vada a pari passo con la giustizia.

Ce lo ricorda don Tonino Bello, in quel formidabile intervento all’Arena di Verona il 30 aprile 1989, dove citando il profeta Isaia invitava: “In piedi, costruttori di pace!”.

Lo ricorda in maniera forte e passionale durante la sua partecipazione alla trasmissione “Samarcanda”, condotta da Michele Santoro, il 21 febbraio 1991, quando, difendendo le ragioni della pace durante il conflitto NATO-Iraq per l’invasione del Kuwait, ricordava che “oltre alla gente che muore sotto le bombe, ogni due secondi che noi stiamo qui a parlare, ci sono tre persone che muoiono per fame…”. Ci vorrebbe un nuovo ordine internaziale, che, a partire da una ridefinizione degli obiettivi dell’economia globale, garantisca la giustizia alle popolazioni mondiali, perché, ove non c’è giustizia minima sui diritti fondamentali delle popolazioni, “noi di pace ne vedremo poca”[8].

La testimonianza di Don Tonino Bello trova un coronamento enorme nella spedizione di pace a Sarajevo nel dicembre 1992[9].

Sotto il coordinamento organizzativo di don Albino Bizzotto e dell’associazione “Beati i costruttori di pace” 500 persone si imbarcarono, accompagnati da don Tonino Bello e da Mons. Luigi Bettazzi, da Ancona a Split, per recarsi in pullman nella martoriata Sarajevo in pieno conflitto serbo-croato-bosniaco, mettendo a rischio la propria vita per dare ragione dei motivi della giustizia, della speranza e della pace contro quelli della violenza, delle armi e della guerra.

Esattamente a trent’anni da quella spedizione, dal 31 marzo al 3 aprile scorsi, si è realizzata un’identica “Carovana della pace”, lanciata dalla Comunità “Papa Giovanni XXIII”, che ha visto l’adesione di 159 organizzazioni e la partecipazione, con sessanta automezzi, di 200 volontari che da Gorizia si sono recati via Slovenia, Ungheria e Polonia in Ucraina a Leopoli, dove hanno portato un milione di euro di aiuti umanitari, realizzato incontri con le autorità locali, vissuto una marcia per la pace per le strade della cittadina e portato in Italia 300 profughi ucraini.

Qui potete trovare le foto, i video, i passaggi di quest’esperienza a L’viv, uniti alla possibilità di aderire a prossime simili iniziative[10].

In questo mese di conflitto, da più parti ci sono state voci che hanno messo in dubbio la realizzabilità delle proposte di chi si rifà alle ragioni della pace.

È ovvio che i due elementi principali necessari ad un’alternativa non violenta all’uso di una resistenza armata sono quelli di un’educazione popolare alla non violenza attiva, fatta di boicottaggio e non collaborazione; Gandhi ha avuto bisogno di anni per condurre a tutto questo il popolo indiano, salvo poi sventare una guerra civile durante la costituzione dei due stati nazionali dell’India e del Pakistan. Ma la vicenda indiana, come quella sudafricana e non solo, dimostrano che un’alternativa nonviolenta all’uso delle armi è possibile.

Altro elemento è quello della realizzazione e della ricezione di una corretta informazione. Anche qui, il successo della vicenda indiana è dovuto anche ai servizi cinematografici e giornalistici degli inviati dell’epoca, a partire dall’epica “marcia del sale”.

Viceversa, a Sarajevo nel 1992 ci fu il silenzio di tutti i media del tempo, televisioni e carta stampata, se si escludono le pagine de “Il Manifesto” che pubblicò il diario scritto da don Tonino Bello in quei giorni[11].

A tal riguardo, pare che dopo trent’anni qualcosa sia cambiato, dato che della “Carovana della pace” a L’viv hanno parlato carta stampata[12] e telegiornali nei giorni scorsi.

Forse merito, anche, di un costante appello da parte del Vescovo di Roma che dall’inizio del conflitto invoca una risoluzione di pace.

La guerra in Ucraina, che è entrata in casa nostra come nessun altro conflitto negli ultimi decenni, può essere dunque occasione preziosa non solo per recepire l’appello e l’anelito alla pace che ognuno di noi riconoscerebbe.

Deve essere occasione per un’azione attiva contro quelle dinamiche che sono all’origine di ogni conflitto bellico: un’economia che non ha lo sviluppo umano al centro dei suoi obiettivi; un’industria delle armi che vuole mettere a tacere ogni voce per la pace, tacciandola di utopismo.

Memori dell’insegnamento biblico e non solo, nessuna pace sarà mai realizzabile, se non si lavora per rimuovere le cause di ingiustizia che in maniera strutturale costringono intere popolazioni ad una vita subumana. La voce profetica di padre David Maria Turoldo, nel suo intervento del 1967 a Milano, può ben riassumere questa realtà, con parole accorate che si fanno preghiera, visione e, al tempo stesso, appello[13].


[1] (21) Gandhi. La forza della nonviolenza. Presentazione – YouTube

[2] (21) Giovanni XXIII e la crisi di Cuba. Presentazione – YouTube

[3] Pacem in Terris (11 aprile 1963) | Giovanni XXIII (vatican.va)

[4] “I Have A Dream” di Martin Luther King – discorso integrale con sottotitoli in italiano – YouTube

[5] Nelson Mandela: la vita e la storia | Studenti.it

[6] Premio Nobel.org (www-nobelprize-org.translate.goog)

[7] Links (peacelink.it)

[8] Gli interventi di don Tonino Bello a Samarcanda (21.2.1991) – Bing video

[9] (21) Don Tonino Bello Sarajevo 1992 Missione popolare nonviolenta Popular nonviolent mission – YouTube

[10] Stop the war now – Azione di Pace nonviolenta in Ucraina – 1 Aprile

[11] Missione popolare nonviolenta Sarajevo dicembre 1992.pdf – Google Drive

[12] Il popolo della pace verso Leopoli (avvenire.it)

[13] Il Blog di Enzo Bianchi – Il Blog di Enzo Bianchi


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LA PACE NON PUÒ ATTENDERE

Pubblicato su https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/la-pace-non-puo-attendere/

Gandhi nell’indipendenza indiana nel 1947[1].

Giovanni XXIII nella crisi nucleare di Cuba nel 1962[2].

Don Tonino Bello nella spedizione di pace a Sarajevo nel 1992[3].

Thomas Sankara nella sua testimonianza politica[4].

E ci aggiungiamo il dramma degli schiavi della tratta, che ci ricorda che la pace senza giustizia non può essere conseguita[5].

La testimonianza di questi enormi personaggi è oggi attuale più che mai.

Il pacifismo e il movimento pacifista internazionale non è una via utopista.

La logica delle armi è sempre una logica perdente, distruttiva, cieca.

L’alternativa è possibile.

Partiamo dal diffondere una cultura ed una mentalità che ci faccia capire che la pace non è un’illusione ma l’unica strada percorribile.


[1] https://youtu.be/3ivtXntUWyY

[2] https://youtu.be/Q0_4BrpqUAM

[3] https://youtu.be/FY3A8EH1x-o

[4] https://youtu.be/GPCNq-T7yDY

[5] https://youtu.be/-3KvvCt9rgg

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PROFEZIA? NO, REALISMO PURO

Papa Francesco alla trasmissione “Che tempo che fa” con il conduttore Fabio Fazio, 6.02.2022

Se la profezia è visione che va oltre, quella di Francesco è un’analisi realista che si fa appello

di Alessandro Manfridi

Pubblicato su https://www.glistatigenerali.com/diritti-umani_immigrazione/profezia-no-realismo-puro/

L’intervista realizzata in diretta televisiva con Papa Francesco il sei febbraio sera ci propone una serie di riflessioni.

Al di là di qualsiasi appartenenza religiosa od ecclesiale, il colloquio con il Vescovo di Roma può essere ascoltato da chiunque, dato che gli argomenti sono di ampio respiro ed inducono a varie riflessioni[1].

Francesco è intervistato su tematiche ed eventi sui quali più volte si è espresso.

Migranti, solidarietà, aggressività, impegno a perdonare, futuro della Chiesa, preghiera, amicizia.

Riproponiamo le sue parole a ritroso, spigolando tra le sue affermazioni, con l’invito a seguire l’intervista sulla rete.

L’amicizia è qualcosa di molto importante, gli amici veri sono necessari ed è fondamentale poter contare su di loro.

La preghiera è un’esperienza simile a quella del bambino, che sa di poter contare sul genitore al quale si rivolge. San Paolo stesso ci dice che dobbiamo rivolgerci a Dio come ci rivolgeremmo ad un “papà”. E il bambino stesso, quando pone una domanda al genitore, non attende la sua risposta né la sua risposta è il suo interesse maggiore. Quel che conta per il bambino è stare al centro delle attenzioni di coloro ai quali si rivolge e sapere di essere amato da loro e di poter contare su di loro.

Sul futuro della Chiesa, cita la EVANGELI NUNTIANDI[2] di Paolo VI e il documento di Aparecida[3] ai quali ha attinto per la EVANGELI GAUDIUM[4]. Una chiesa in cammino verso il futuro, una chiesa in pellegrinaggio ma che viene frenata dai suoi peccati di mondanità spirituale che genera il clericalismo e fa crescere la rigidità, dove l’ideologia prende il posto del vangelo. Gli atteggiamenti pastorali da evitare: i il pelagianesimo, che è un andare avanti con le proprie forze e lo gnosticismo che è una spiritualità disincarnata.

Per quel che riguarda il male che tanti uomini fanno, è importante riconoscere che quello del perdono è un diritto che ogni uomo deve ricevere se lo chiede, accanto al pagamento di persona per il male commesso.

La sofferenza subita dai bambini è qualcosa di inspiegabile.

Perché soffrono i bambini? Io trovo una sola strada: soffrire con loro. Su questo è stato un gran maestro Dostoevskij.

Invito a leggere il primo capitolo dell’enciclica FRATELLI TUTTI[5] sul tema delle OMBRE: questo fa un’analisi sui motivi che ci impediscono un vero cambiamento dei problemi sociali.

UN UOMO PUÒ GUARDARE UN ALTRO UOMO DALL’ALTO IN BASSO SOLO QUANDO LO AIUTA A RIALZARSI.

Giocare con i figli, non spaventarsi. Essere vicino, parlare con i figli.

Va educata l’aggressività. Ce n’è una positiva per andare avanti ed una distruttiva che COMINCIA CON LA LINGUA, CON IL CHIACCHERICCIO che nelle famiglie, nei quartieri, DISTRUGGE L’IMPRONTA DIGITALE, L’IDENTITÀ.

«Papà perché il fiume non canta più?» «La verità, figlio mio, è perché il fiume non c’è più!» (Roberto Carlos) Se le cose non cambiano entro trent’anni il mondo sarà inabitabile, dobbiamo prenderci carico della Madre Terra.

Una cosa molto brutta è il girarsi dall’altra parte.

È necessario TOCCARE, FARSI CARICO DELL’ALTRO, se noi non tocchiamo con le mani il dolore della gente non potremo mai capirla.

Coi migranti quello che si fa è criminale. Quando si respingono i poveri si respinge la pace. Questi migranti soffrono, passano nei lager, dopo aver rischiato la vita si vedono respingere. È importante che ogni paese possa dire quanti migranti può accogliere e lo faccia. Un migrante integrato è una risorsa per un paese.

IL MIGRANTE SEMPRE VA ACCOLTO, VA ACCOMPAGNATO, VA PROMOSSO E VA INTEGRATO.

Il fatto che il Mediterraneo sia oggi il cimitero più grande d’Europa ci deve far pensare.

La morte di diciannove migranti per assideramento al confine tra la Grecia e la Turchia è solo uno tra i tanti segnali della cultura dell’indifferenza. C’è un problema di categorizzazione. Ci sono diverse categorie. Al primo posto delle categorie ci sono le guerre, al secondo la categoria delle persone.

Guerra ideologica, guerra di potere, guerre commerciali e tante fabbriche di armi.

Con un anno senza la vendita delle armi si può dare da mangiare e fornire educazione a tutto il mondo.

Francesco ripresenta quelle che sono indicazioni da lui tante volte espresse.

L’impegno sarà non solo quello di pregare per lui e, per chi non crede, non sa o non può almeno di mandargli buoni pensieri, buone ondate.

Il giusto impegno sarà quello di riconoscere la bontà di queste indicazioni e di cercare di farne tesoro, come già tanti già fanno, passo dopo passo.


[1] https://www.raiplay.it/video/2022/02/Sua-Santita-Papa-Francesco—Che-Tempo-Che-Fa-06022022-b952f77e-474f-4d8b-bba2-153e49b646e3.html

[2] https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html

[3] https://it.zenit.org/2007/05/31/conferenza-di-aparecida-riassunto-del-documento-finale/

[4] https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html

[5] https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html

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Animali? Sì, grazie

pubblicato in Animali? Sì, grazie! – VinoNuovo.it

Perché gli animali sono un dono e un bene prezioso per ciascuno di noi.

di Alessandro Manfridi 

“Gli animali sono migliori degli uomini”. In che senso?

Tra gli animali, nessuno ha le capacità dell’uomo: attraverso la ragione ogni essere umano è capace di osservare e studiare i pesci del mare, costruire navi per navigarlo e i sottomarini per raggiungere i fondali più profondi.

Osservando gli uccelli del cielo riesce a costruire aerei ed elicotteri, fino ai razzi per arrivare nello spazio.

Non esiste alcun essere vivente che ha le capacità dell’uomo.

Secondo la Bibbia, egli è stato creato da Dio “a sua immagine e somiglianza” e a lui Dio ha affidato tutto ciò che ha creato, perché lo amministrasse.

Eppure, se l’uomo mal utilizza le sue capacità, può arrivare a distruggere la vita sulla terra.

L’uomo è l’unico essere vivente che uccide per avidità e non per necessità.

Gli animali domestici amano l’uomo e da questo vengono accuditi mentre gli animali selvatici per legge di natura uccidono altri animali ma solo per nutrirsi.

Possono allora gli animali insegnarci qualcosa? Forse si, a volte più di quanto possa fare l’uomo quando utilizza il suo intelletto con egoismo distruttivo.

Molti sono rimasti disorientati davanti all’affermazione di papa Francesco nella sua ultima udienza generale che, già per la seconda volta, ha manifestato la sua disapprovazione per le famiglie che non hanno bambini eppure possiedono animali domestici.

https://m.vatican.va/content/francescomobile/it/audiences/2022/documents/20220105-udienza-generale.html

L’affermazione che la presenza di animali domestici sarebbe in qualche modo “antagonista” a quella dei bambini rischia di non dare giustizia né agli uni né agli altri.

Se una famiglia non arriva ad accogliere un figlio, non necessariamente questo avviene per egoismo. 

È necessario appellarsi alle politiche sociali e al mondo del lavoro perché, per molte famiglie, accogliere un bambino diviene impossibile dove vengono a mancare lavoro e politiche sociali dedicate a sostenere e a promuovere la famiglia.

I veri oggetti degli egoismi degli uomini non sono dunque riconducibili ai nostri amici animali, quelli che san Francesco chiamava “fratelli” e “sorelle” e che, sicuramente, sono un dono prezioso per ciascuno di noi; l’assenza dei figli che caratterizza il nostro tempo, forse è più riconducibile a decisioni politiche-sociali e a condizioni economiche che non consentono più la crescita di una famiglia numerosa come tempi passati.

Riguardo agli animali si tratta di esseri viventi e portatori di benefici affettivi, psicologici e spirituali per tutti gli esseri umani che si relazionano con loro, che si tratti di bambini o di anziani, di normodotati o di disabili, di single o di coppie.

La vita di tanti santi ne è un esempio, da Antonio Abate a Francesco d’Assisi, da Antonio di Padova a Rocco di Montpellier a Giovanni Bosco.

https://www.istitutobioetica.it/129-aree-interesse/bioetica-animale/teologia-degli-animali/326-alma-massaro-i-santi-e-gli-animali-storie-di-una-relazione-che-guarisce

Senza dimenticare gli animali nella Bibbia.

https://www.istitutobioetica.it/news-campania/750-anche-gli-animali-pregano-il-libro-di-gianfranco-nicora-recensione-di-michelangelo-nasca

Ormai da tempo l’attenzione al mondo animale è stata riconosciuta anche a livello accademico non più nelle sole facoltà di Medicina Veterinaria ma negli stessi studi teologici, con gli studi di bioetica animale.

Papa Francesco ha anche trasmesso nel suo magistero una importante enciclica attenta alla nostra “casa comune”, la “LAUDATO SI'”.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

“Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima rimarrà sempre senza luce”

(Anatole France)

Chi ha vissuto in prima persona questa esperienza potrà confermarlo.

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MI CHIAMO SERGEJ: LETTERA ALLE AUTORITà ITALIANE

di ALESSANDRO MANFRIDI

Diamo voce ad una storia vera che condensa tutti i sentimenti e gli interrogativi relativi ai progetti di cura dei minori in Italia e alla loro sospensione.7 ottobre 2021

pubblicato in Mi chiamo Sergej: lettera alle autorità italiane – VinoNuovo.it

Se a Natale 2021 i viaggi di assistenza e cura dei minori bielorussi verranno disattesi sarà negato ancora una volta il principio che tutela il bene supremo dei minori contemplato nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Dopo due anni, essi attendono di ritornare in Italia presso le famiglie che li accolgono. Lo scritto che segue raccoglie e riassume, nella forma di “lettera alle autorità”, tutti i sentimenti e gli interrogativi espressi da Sergej (nome di fantasia):

Ciao, mi chiamo Sergej.

La vita è stata buona con me.

Anche se non ho mai conosciuto mio padre. Anche se mia madre non è stata in grado di accudirmi. Anche se io, i miei fratelli e le mie sorelle siamo stati affidati, in tenera età, ad una casa-famiglia in Minsk.

Ho trovato altri ragazze ed altri ragazzi in questa realtà.

Cresciamo in maniera semplice e spartana, con regole precise e spazi condivisi.

La casa-famiglia che ci ospita non ci fa mancare niente.

Tutti NOI bambini chiamiamo la famiglia della tutrice “la nostra mamma e il nostro papà bielorussi”, perché alcuni di noi conoscono a mala pena la propria madre e forse affatto il loro padre.

Ma non sono solo “nostri”. Loro hanno i loro figli e i loro nipoti.

Noi vediamo il loro esempio genitoriale come un riferimento.

Ma cerchiamo in fondo al cuore una “nostra” famiglia.

Avevo da qualche giorno compiuto sette anni. L’età necessaria per

poter viaggiare all’estero.

Sono salito con coraggio su un aereo della compagnia Belavia. Viaggio Minsk-Fiumicino.

Con me tanti altri bambini, bambine, ragazzi e ragazze provenienti da case-famiglia e orfanotrofi di Minsk e altre città bielorusse. L’areo era pieno.

Ci accompagnavano delle giovani interpreti bielorusse, incaricate di custodirci nel viaggio ed affidarci alle associazioni delle famiglie accoglienti in Italia.

Finalmente siamo arrivati. A Fiumicino sono stato accolto ed affidato ad una famiglia italiana.

Era dicembre 2018. Ho trascorso Natale e le festività con loro.

Poi il viaggio nell’estate 2019 e un ultimo, indimenticabile, soggiorno in Italia nel dicembre 2019.

Durante questi soggiorni sono passato dalla iniziale nostalgia per la mia casa-famiglia e per il mio fratellino minore lasciato a Minsk, alla gioia per questo soggiorno italiano, per una “nuova” vita, per il calore della famiglia italiana che mi ha accolto, per questi due coniugi che hanno imparato a vivere con me bambino, così come io ho iniziato a vivere con una famiglia che ho imparato a conoscere, ad apprezzare e ad amare.

Sapevo bene che dovevo tornare a Minsk, perché in Italia non potevo adottato. Ma voi avete mai provato a sentirvi in un luogo come fosse casa vostra?  in una famiglia come fosse la vostra famiglia? Pur sapendo che al momento non è la vostra famiglia ma che forse un domani nel futuro potrebbe diventarlo? Io sì. Il mio cuore si è gonfiato di gioia.

In un anno avevo già iniziato a parlare l’italiano e comunque a capirlo senza difficoltà, anche se non avevo ancora iniziato il mio percorso scolastico in Bielorussia.

Da allora gli eventi si sono susseguiti.

Prima il COVID, la Pandemia, le chiusure delle frontiere. Così sono saltate le accoglienze dell’estate 2020 e del dicembre 2020.

Per un anno e mezzo, dal dicembre 2019 al giugno 2021, la relazione con la famiglia italiana è andata avanti con le videochiamate a cadenza quindicinale.

Ma io non capivo perché non potessimo più vederci, perché non potessi più avere la gioia di vivere i miei mesi di vita italiana, forse questa coppia non mi voleva più, forse si era stancata di me? Anche la lingua italiana me la sono dimenticata, quando parliamo io ricordo solo alcune parole, le altre me le traduce la mia sorella maggiore che è stata in Italia prima di me negli anni scorsi.

La scorsa estate pareva che le frontiere si dovessero aprire.

Poi ci sono state le sanzioni verso la Bielorussia e si è tutto interrotto.

A dicembre 2021 saranno due anni che non torno in Italia, dopo l’esperienza di un anno e mezzo precedentemente vissuta con tanta gioia, attesa e amore ricevuto e dato.

Io vorrei tornare in Italia e riabbracciare la famiglia che mi accoglie e mi attende.

Se a Natale i viaggi non si faranno, la mia speranza in una vita diversa, che fin qui mi è stata porta, verrà tradita ancora una volta e mi verrà negato l’affetto che mi è stato donato e mi vuole essere donato qui in Italia.

Per favore, fate tutto ciò che è necessario per non negare tutto questo alle migliaia di bambini bielorussi che, come me, ricevono l’affetto di una famiglia italiana da quando hanno sette anni fino ai diciotto anni.

Negare queste accoglienze, quando Minsk non attende che le firme dei protocolli da parte dei Ministeri italiani, significa anteporre le logiche delle sanzioni alla felicità di bambini, bambine, ragazzi e ragazze presenti negli orfanotrofi e nelle case famiglie di Minsk edelle altre città bielorusse.

Cari signori, vi prego!

Adesso provate ad immaginare come si sentirebbe vostro figlio se non dovesse vedervi per due anni (dicembre 2019-dicembre 2021) e se, nell’attesa di potervi riabbracciare qualcuno dovesse dirgli che non è ancora arrivato il tempo.

Stavolta il CO VID-19 non c’entra niente, so che in Italia i bambinivanno a scuola, giocano, fanno sport e tante altre cose. Mi dite cosa nega il diritto alla mia felicità di bambino? Quale è la mia colpa?

Essere nato in un posto sbagliato?

Vi prego aiutatemi, fatemi tornare in Italia da questo prossimo Natale.

Vi abbraccio

Sergej

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INSEGNANTI DI RELIGIONE: APPELLO AI VESCOVI

Pubblicato in Insegnanti di religione: un appello ai vescovi – SettimanaNews

Il 14 dicembre 2020 la CEI e il Ministero dell’Istruzione hanno stipulato l’Intesa secondo quanto previsto dall’articolo 1/bis della L. 20 dicembre 2019, n. 159 che convertiva, con modificazioni, il DL 29 ottobre 2019, n. 126, per la realizzazione di un bando di concorso per la copertura di posti per l’insegnamento della religione cattolica che si rendono vacanti e disponibili nel triennio scolastico successivo all’emanazione del bando.

Secondo il cardinale Bassetti tale concorso sarebbe un passaggio importante per la stabilizzazione dei docenti di religione verso i quali i vescovi italiani rinnovano la stima e la vicinanza, riconoscendone la passione e la competenza, nell’accompagnamento del cammino di crescita dei ragazzi e delle ragazze di oggi.

L’allora ministro Azzolina affermava che tale concorso aveva come obiettivo la tutela delle aspirazioni degli insegnati di religione cattolica, che lavorano alacremente, in sinergia e in armonia con tutto il personale scolastico e con l’immissione in ruolo avrebbero proseguito il loro percorso professionale con maggior stabilità.

Le parole del presidente della Conferenza episcopale italiana e quelle del ministro dell’Istruzione, sottoscrittori dell’Intesa, dimostravano stima, vicinanza e riconoscimento della professionalità degli insegnanti di religione, riconoscendone il diritto a vedere un percorso di stabilizzazione, a 17 anni di distanza dal concorso bandito nel febbraio 2004 secondo quanto previsto dalla Legge 18 luglio 2003, n. 186.

Accanto a queste dimostrazioni, che presentavano al corpo docente un’“opportunità”, nei mesi scorsi tuttavia abbiamo avuto ennesimi segnali che mettono in dubbio il senso e l’attualità dell’insegnamento e finanche la stessa professionalità dei docenti formati per impartirlo.

Nel maggio scorso abbiamo ascoltato le esternazioni delle senatrici Bianca Laura Granato e Luisa Angrisani di “L’Alternativa c’è” manifestate con una certa confusione, dato che attaccavano i docenti di religione e l’insegnamento in seguito alla proposta di accesso a varie classi di concorso di cui sarebbero titolari non i docenti in oggetto, ma i laureati in possesso della laurea statale LM64 in Scienze delle Religioni.

Due settimane fa è stato pubblicato sul blog de Il Fatto Quotidiano l’articolo del maestro e giornalista Alex Corlazzoli che si domanda se non sia il tempo di sostituire l’insegnamento di religione cattolica con un insegnamento di “Storia delle Religioni” gestito dallo Stato in quanto a formazione e indirizzi.

A queste esternazioni abbiamo puntualmente risposto, con le dovute chiarificazioni nel merito.

Torniamo ora all’Intesa, al DPCM del 20 luglio 2021 che autorizza il Ministero dell’Istruzione ad emettere il bando per la realizzazione del Concorso per l’insegnamento della religione cattolica e alla Nota pubblicata dalla CEI il 18 agosto 2021.

In essa i vescovi, manifestando ancora una volta “profonda stima” nei docenti di religione cattolica, si dicono attenti, preoccupati, vicini e solidali agli stessi; tuttavia, non possiamo non commentare come l’insegnamento della religione cattolica, alla luce di questo concorso ordinario, si presenti più come “martirio” che come “ricompensa”.

Come parte sindacale, sono anni che chiediamo di aprire percorsi di stabilizzazione attraverso procedure non selettive che tengano conto di titoli e servizio.

Ancora una volta dunque oggi facciamo un appello ai vescovi affinché diano ascolto e risposte complete ai docenti verso cui affermano rinnovate attestazioni di stima e riconoscimento di professionalità e di abnegazione perché, dopo la L 159/2019, l’Intesa sottoscritta dal cardinale Bassetti e il ministro Azzolina il 14 dicembre 2020 e il DPCM 20 luglio 2021, l’emissione di un bando concorsuale ordinario per 5.116 posti risulterebbe fortemente penalizzante per gli attuali insegnanti di religione e rischierebbe di mettere in mezzo a una strada due docenti di religione su tre (e le loro famiglie), secondo quello che le proiezioni dei dati affermano.

  • Alessandro Manfridi è referente nazionale ANIEF IRC.
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QUALE SANTITÀ?

Thomas Sankara e Giovanni Paolo II

Per completezza riporto una intervista al Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Marcello Semeraro, riportata da vaticannews

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2021-05/dicasteri-vaticano-congregazione-cause-santi-intervista-semeraro.html

Pubblicato su https://www.vinonuovo.it/teologia/etica/quale-santita/

di Alessandro Manfridi

La domanda di Livatino: “Credenti o credibili?” ci aiuta a riconoscere come testimoni donne e uomini al di là di ogni appartenenza religiosa

In queste ultime due settimane di scuola sto facendo vedere ai ragazzi il servizio “e quel giorno uccisero la felicità”[1]. Con questa lezione concludo un percorso di riflessione da me proposto, partito dall’opera di Silvestro Montanaro[2] e ampliato con il magistero di don Tonino Bello[3], le denunce di padre Alex Zanotelli[4], i materiali del Centro Nuovo Modello di Sviluppo[5] per arrivare alle iniziative della Laudato Si’ week[6].

Condividendo ad un caro amico i ritorni che sto avendo dai ragazzi, egli si è lasciato sfuggire un’affermazione: “Sankara è un santo!”

“Un santo!”

Mi viene d’obbligo mettere nero su bianco qualche riflessione.

Parto dalla recente considerazione di don Luigi Ciotti a proposito della beatificazione del giudice Rosario Livatino: “non facciamone ora un santino!”[7]

So che alcune grandi figure, cito tra tutti Daniele Comboni[8], sono state “elevate agli onori degli altari” con il timore che tale evento potesse “snaturarne” la profondità del messaggio, come spiego in queste riflessioni.

Interessante notare come alcuni personaggi che hanno segnato con il loro passaggio la storia del cattolicesimo contemporaneo, ancora oggi vengano ricordati dalla gente senza i loro titoli dovuti alla canonizzazione: dunque non “santo”, “santa” o “san” ma “Padre Pio”, “Madre Teresa” e “Don Bosco”.

Peraltro, altre figure il cui messaggio e la cui testimonianza sono sotto gli occhi del mondo hanno dovuto attendere decenni e, nel caso, un Papa sudamericano, per essere riconosciute nella loro eroicità della fede: Oscar Arnulfo Romero[9], la cui data del martirio viene celebrato nella Chiesa Cattolica da anni come Giornata Mondiale di preghiera e di digiuno per i missionari martiri.

Quella dei martiri della fede, degli uomini e delle donne uccisi non solo a causa del Vangelo ma della difesa dei diritti umani dei poveri e degli ultimi è una delle pagine più preziose di quel capitolo denominato “Ecumenismo spirituale[10]” da Giovanni Paolo II e che ha visto una significativa finestra durante il Grande Giubileo del 2000[11].

Proprio il Pontefice polacco è stato il promotore di una attività esponenziale della Congregazione delle Cause dei Santi che, sotto il suo pontificato, si è proposta come una vera e propria “fabbrica dei santi”, producendo numeri mai realizzati nei secoli precedenti[12].

L’opportunità di riconoscere queste figure e proporle al culto della gente è legata a una politica di promozione della fede che la Chiesa Cattolica ha voluto indicare come sempre più internazionale e presente sui cinque continenti.

Così, insieme con i viaggi apostolici che hanno caratterizzato il secondo pontificato più lungo della Storia della Chiesa[13], la proposta di figure di beati e di santi locali, presenti nelle varie nazioni, ha voluto indicare come “l’azione dello Spirito” si sia fatta presente ovunque in storie, vicende umane e opere promosse ed attuate non solo da personaggi europei, possibilmente consacrati e magari uomini, ma anche da donne, laici, cittadini indigeni presenti in ogni angolo dell’Orbe.

Le motivazioni sono dunque legate ai fini stessi dettati dall’evangelizzazione: proporre esempi mirabili di credenti che ci hanno preceduto nel cammino di vita cristiana, le cui storie e le cui opere sono davanti ai nostri occhi.

Dov’è il limite di questa politica? Dove i suoi punti deboli?

Il primo può essere quello rilevato da don Ciotti o su (San) Daniele Comboni: elevare una figura “agli onori degli altari” comporta il rischio di “angelicarla”, di “sublimarla”, di sottrarla, dunque, a quei risvolti di umanità (anche quelli legati ai propri limiti, ai propri difetti, agli errori personali comunque vissuti durante la propria vicenda umana) che le sono propri, o alle conseguenze di scelte sbagliate che questa stessa persona abbia comunque compiuto in vita; riconoscere, dopo l’articolato percorso che la Congregazione delle Cause dei Santi compie, la “santità” di un individuo, significa affermare che questa persona si trova ora “a destinazione”, in quella visione beatifica che nella teologia cristiano-cattolica è realizzata con l’incontro con Dio nell’Aldilà.

Riconoscere, ad esempio, che un Pontefice sia in Cielo, non sottrae il suo pontificato dai giudizi della storia e dalle conseguenze legate alle sue scelte.

L’ultimo Vescovo di Roma canonizzato prima dei suoi successori dell’ultimo secolo, Pio V, ha il “merito” di essere ricordato grazie alla vittoria di Lepanto.

La lettura storica sul lungo pontificato di San Giovanni Paolo II non può ignorare scelte politiche precise che ne fecero uno dei protagonisti della fine del “Comunismo reale” e al tempo stesso colui che chiuse le possibilità di sviluppo evangelico della Teologia della Liberazione e delle CEB nel continente sudamericano, proprio avverso a qualsiasi rischio di orientamento “a sinistra” ritenuto da evitare. Oggi il Cattolicesimo in questo continente è numericamente in crollo nei confronti di una espansione esponenziale delle chiese evangeliche e pentecostali.

Secondo “limite” della politica delle canonizzazioni: l’indebolimento delle potenzialità del dialogo interreligioso e del dialogo ecumenico, lì dove la focalizzazione dell’attenzione sui “santi” di parte cattolica distoglie lo sguardo dalla considerazione che la difesa dei valori non solo della fede ma anche della giustizia e dei diritti ha portato a pagare con il sangue personaggi accomunati dall’unico spessore morale e impegno civile, pur nella diversità delle fedi professate.

Non posso dimenticare la riflessione di un mio professore di teologia che, in un seminario di studi sulla figura di Simone Weil, affermava che la Chiesa Cattolica non avrebbe esitato a canonizzarla, se solo fosse stato possibile dimostrare che ella aveva ricevuto il battesimo; cosa di cui non abbiamo testimonianze documentali certe[14].

Ricordo anche una significativa testimonianza che registrai anni fa durante alcuni giorni di visita alla Comunità di Bose.

Rimasi colpito dal fatto che nella liturgia della comunità monastica erano ricordate anche figure di testimoni non cattolici: Dietrich Bonhoeffer ad esempio[15].

Ecco, dunque, l’ultimo grande “limite” di ogni “culto dei santi”: esso è – e non può che essere – “di parte”.

Esistono così santi “cattolici”, santi “ortodossi”, “profeti” dell’Islam, personaggi “deificati” nella Storia di tutte le varie Religioni.

Credo che un criterio unificante sia da ritrovare nell’invito del pontefice (San) Paolo VI: il mondo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri[16].

Se dunque il “culto dei santi” non può che essere legato ad ogni singola (e separata) confessione religiosa, il riconoscimento tributato dai popoli, dalle nazioni, da ognuno di noi verso figure di donne e di uomini che siano unanimemente riconosciuti come testimoni di un messaggio e di una passione per la promozione dei valori più condivisi faccia la differenza.

Così non ci sarà alcuna differenza tra Thomas Sankara, Teresa di Calcutta, Ikbal Masih[17], l’Abbè Pierre[18], Ezechiele Ramin[19], Emmeline Pankhurst[20]  e, insieme con loro, tutte quelle vittime senza volto né nome a cui essi hanno provato a dar loro voce.

La quarta, la settima e l’ottava beatitudine evangelica ci consegnato tutte queste persone come quei testimoni dei quali il mondo ha bisogno[21]. Oggi non meno di ieri.


[1] https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY

[2] https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/leredita-di-silvestro-montanaro/

[3] https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/don-tonino-bello-e-lo-sguardo-dellanima/

[4] https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/giubileo-degli-oppressi-unesperienza-da-attuare/

[5] https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/da-barbiana-al-mondo-intero/

[6] https://laudatosiweek.org/it/home-it/

[7]Luigi Ciotti sulla beatificazione del giudice Rosario Livatino https://www.youtube.com/watch?v=5RGc1FXnflc

[8] https://www.comboni.org/contenuti/100059

[9] https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/14-ottobre-romero-paolo-santi

[10] Giovanni Paolo II Lettera Enciclica UT UNUM SINT https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25051995_ut-unum-sint.html

[11] https://www.agensir.it/quotidiano/2000/4/28/giubileo-dei-nuovi-martiri-il-7-maggio-al-colosseo/

[12] https://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/index_saints_it.html

https://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/pontificato_gpii/pontificato_dati-statistici_it.html

[13] https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/travels.index.html

[14] https://27esimaora.corriere.it/19_febbraio_03/simone-weil-110-anni-nascita-cosi-moderna-essere-giudicata-folle-f747857c-279d-11e9-84f8-838f47b6747c.shtml?intcmp=googleamp

[15] https://www.monasterodibose.it/preghiera/santorale?start=5

[16] PAOLO PP. VI, Discorso ai Membri del «Consilium de Laicis» (2 ottobre 1974): AAS 66, 1974, p. 568

[17] https://www.youtube.com/watch?v=Kl_JCBnP3OI

[18] http://www.emmaus.it/abbe-pierre/

[19] https://www.youtube.com/watch?v=_78llKU8BwM

[20] https://mondointernazionale.com/domina/emmeline-pankhurst

[21] Cfr Mt 5, 1-12 http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt5%2C1-12&formato_rif=vp