Categorie
Costruttori di ponti

Dio non è Mandrake

La sera del 1 novembre 2023 è andata in onda su RAI UNO in prima serata il programma “Intervista con Papa Francesco”. (1)

Il direttore del TG1, Gian Marco Chiocci, ha rivolto a Papa Francesco un’insieme di domande su svariati temi: la crisi in Israele, le armi, le guerre, l’antisemitismo, la guerra russo-ucraina, gli immigrati e le immigrazioni, le donne nella Chiesa, il Sinodo, il celibato dei preti, l’accoglienza degli omosessuali, gli abusi e la pedofilia, i  momenti difficili, il futuro della Chiesa tra conservatorismo e Tradizione, la paura del dolore, un Papato innovatore, il magistero sul clima, finendo con una serie di domande “personali”.

Cos’ha provato con gli eventi del 7 ottobre, il terrorismo di Hamas e i bombardamenti su Gaza?

Ogni guerra è una sconfitta, non si guadagna nulla con la guerra. Questi sono due popoli che dovrebbero vivere insieme con due Stati e Gerusalemme con uno statuto speciale.

Questa è l’ora più buia ed una sconfitta in più, dalla Seconda Guerra Mondiale le guerre non si sono mai fermate.

Ma il vero problema è che oggi gli investimenti che danno più rendita sono quelli sull’industria delle armi.

Io telefono tutti i giorni al viceparroco egiziano nella parrocchia cattolica di Gaza, Padre Youssef, che in parrocchia ospitano 563 persone, cristiani e musulmani, bambini ammalati curati dalle suore di Madre Teresa.

Sembra che la guerra non faccia più notizia, come se ci stessimo abituando all’orrore.

Ricordo la preghiera in piazza San Pietro da me voluta allo scoppio della guerra in Siria che oggi è quasi dimenticata.

Potrebbe esserci una ulteriore escalation ma penso che la saggezza umana possa fermare queste cose. Ci sono tante altre guerre che non sentiamo vicine come quelle in Israele ed in Ucraina: Kivu, Yemen, Rohingya in Myanmar.

Lei teme un rigurgito dell’antisemitismo?

Purtroppo rimane nascosto.

Nel conflitto russo-ucraino non sempre gli ucraini sono stati all’altezza delle vostre iniziative.

Gli ucraini sono stati un popolo martire, fin con Stalin e adesso qualsiasi cosa fa rivivere loro questo. Io li capisco ma devono fermarsi, ci vuole la pace.

Io il secondo giorno della guerra ho sentito di andare e sono andato nell’Ambasciata russa, dando la mia disponibilità ad incontrare Putin. L’ambasciata si è comportata molto bene nel liberare le persone che potevano essere liberate. Il dialogo si è fermato là. Lavròv mi ha scritto ringraziandomi e dicendomi che per adesso non era necessario. Io volevo visitare entrambe le parti.

A proposito dell’indifferenza, c’è quella per gli immigranti. L’Europa ha lasciato sola l’Italia?

Io sono figlio di migranti. In argentina siamo 46 milioni, 6 nativi e gli altri tutti figli di immigranti.

Oggi è drammatica. Cipro, Grecia, Malta, Italia e Spagna sono i paesi interessati dall’arrivo dei migranti.

Vediamo la crudeltà dei lager libici.

Raccomando di leggere un libro “Hermanito” il libro-testimonianza in spagnolo di un immigrato del Ghana sulle crudeltà dell’immigrazione.

È vero che l’Europa deve essere solidale con questi cinque paesi.

Un’altra cosa: noi abbiamo bisogno di immigranti perché non facciamo figli.

Bisogna: RICEVERLI, ACCOMPAGNARLI, PROMUOVERLI, INSERIRLI.

Io penso alla Svezia che ha fatto un buon lavoro integrando i migranti che venivano dalle dittature sudamericane.

I ragazzi dell’attacco terroristico dell’aeroporto in Belgio erano migranti non inseriti.

Abbiamo bisogno di una politica paneuropea per  gli immigrati.

L’apertura alle donne nella Chiesa, con le “madri sinodali”: che futuro nella Chiesa per le donne?

Al momento ci sono più donne che lavorano ai vertici dei dicasteri vaticani: la vicegovernatrice dello Stato del Vaticano è una donna, una suora, è lei che comanda; nel Consiglio per gli Affari Economici che sono sei cardinali e sei laici, cinque tra i laici sono donne;  la segretaria del Dicastero per la Vita Consacrata è una donna, dello Sviluppo Umano è una donna, nella commissione per scegliere i vescovi ci sono tre donne. Le donne capiscono cose che noi non capiamo, credo che vanno inserite nel lavoro normale della Chiesa.

Per quel che riguarda le Ordinazioni, lì c’è un problema teologico, non amministrativo. Il principio petrino è quello della giurisdizione; il principio mariano invece è più importante, perché la Chiesa è donna.

Che bilancio dà sul Sinodo?

Un bilancio positivo. Si è parlato di tutto in tutta libertà. Si è fatto un documento che va studiato per la seconda sessione, quella di settembre. San Paolo VI si era accorto che la Chiesa d’Occidente aveva perso il senso della sinodalità, che invece è vissuto dalle Chiese Orientali e ha voluto reintrodurla.

Per quel che riguarda il celibato dei preti: la sua abolizione potrebbe favorire un aumento delle vocazioni?

È una legge positiva, non naturale, i preti nelle Chiese Cattoliche Orientali si possono sposare mentre nella Chiesa Cattolica Occidentale è una legge che risale al XII Secolo. Potrebbe essere abolita questa legge ma non credo che questo aiuti; c’è un altro problema. Una cosa molto brutta che hanno alcuni preti: sono “zitelli” invece che padri, a volte si rivestono di sacralità e perdono il contatto con la gente. Una volta ho trovato un prete di 65 anni, parroco in tre paesini di montagna con 500 abitanti a parrocchia che mi ha detto che conosceva uno per uno i suoi parrocchiani, fino al nome dei loro cani. Questi preti inseriti sono veri padri di comunità.

Nel Sinodo si è toccato anche il tema dell’omosessualità. Lei è soddisfatto del dibattito?

Quando io dico che la Chiesa deve accogliere tutti, questa è una grande verità. La Chiesa non si deve domandare come sei e deve accogliere tutti; poi dentro la Chiesa ognuno cresce nella sua appartenenza cristiana. Il principio è questo:  la Chiesa riceve tutti coloro che possono essere battezzati, quindi le persone;  non è invece tenuta  ad accogliere al suo interno alcune organizzazioni che chiedono di entrarvi a far parte, perché non ha il dovere di accoglierle con il battesimo come figlie di Dio.

Nel nostro ultimo incontro lei ricordò come Papa Ratzinger le ha consegnato due scatoloni di documenti dicendole che lei doveva proseguire il lavoro iniziato dal suo predecessore. A che punto siamo?

Ho continuato. C’è da fare tanta pulizia, erano tutti casi di abusi, alcuni della curia sono stati mandati via. È stato coraggioso Papa Ratzinger, ha affrontato il problema, ha fatto tanti passi  e poi ha consegnato i lavori a me e la cosa va avanti. L’abuso, sia di coscienza, sia sessuale, sia di qualsiasi cosa, non va tollerato, è il contrario del Vangelo, che è servizio, non abuso. Ci sono tanti episcopati che hanno lavorato molto bene. Noi non abbiamo la cultura. Una statistica: dal 42 al 46% degli abusi sono nelle famiglie e la gente ha l’abitudine di coprire tutto.

C’è ancora da fare, noi non dobbiamo fermarci.

Quel’è stato il momento più difficile del suo pontificato?

Forse con la guerra siriana. Non ero abituato. Il Signore ha sempre aiutato a risolvere o almeno ad avere pazienza.

Dopo di lei che Chiesa sarà? Una Chiesa che torna al passato o guarda al futuro?

C’è sempre la malinconia del passato, portata avanti dagli “indietristi”. La Chiesa è sempre in cammino e deve crescere con i tre principio di Vincenzo di Lerins: deve crescere dalla radice. Una Chiesa che si stacca dalla radice va indietro, questo non è conservatorismo ma sana tradizione. Oggi ad esempio si dice che la pena di morte non è un bene, ma nel passato la pena di morte, la schiavitù, erano considerate normali, anche la coscienza morale cresce, il possesso delle armi atomiche speriamo nel futuro siano riconosciute come un male…

Lei una volta ha detto che non ha paura della morte ma del dolore. Di che cosa altro ha paura un Papa?

Le piccole paure vengono. In questo momento la guerra in Terra Santa mi fa un po’ di paura. Ma poi si risolve tutto davanti al Signore. Non che le paure se ne vanno ma rimangono in modo umano. È buono avere delle paure.

Secondo alcuni il suo è un pontificato per certi versi innovatore, sono arrivati a definirla un “Papa di sinistra”. Lei si sente tale?

A me non piace, sono qualifiche che non sono reali. Non significa niente dire: “ di destra, è di sinistra?”. Le vere qualifiche sono: “è coerente? Non è coerente?”. “Le cose che propone sono coerenti con le radici o sono cose strane?”. Penso a san Paolo VI, lui era un innovatore e gli hanno dato del sinistrorso, del comunista. Sono qualifiche non esatte.

La Santa Sede ha sottoscritto gli accordi sul clima. Lei teme che l Cop 28 finirà in un nulla di fatto?

Andrò il 1 dicembre a Dubai, sarò tre giorni al Cop 28. Ricordo quando sono andato a Stasburgo, il presidente Hollande ha inviato il Ministro dell’Ambiente Ségolène Royal al Parlamento Europeo e parlando mi ha chiesto di far uscire prima di Parigi la mia Enciclica sull’ambiente ed io ho fatto uscire la Laudato Si’. L’incontro di Parigi è stato il più bello, quelli seguenti sono tornati indietro. Ci vuole coraggio. Dopo cinque funzionari importanti di aziende petrolifere hanno chiesto appuntamento con me, tutti per giustificarsi. Ci vuole coraggio. Un paese che è un’isola del Pacifico sta comprando terre in Samoa per trasferirsi, perché tra vent’anni sarà completamente sommerso dalle acque. Siamo ancora in tempo per fermarci e dare un futuro ai nostri nipoti. Io cito sempre i pescatori di San Benedetto del Tronto che puliscono tonnellate di plastica dal mare.

Le faccio delle domande non usuali. Quand’è stata l’ultima volta che è stato al mare?

A me piace il mare. Nel 1975. Nel 1976 c’è stato il colpo di Stato in Argentina e non son tornato più.

Prima di prendere i voti si era mai fidanzato?

Si, una ragazza molto buona, lavorava nel cinema, poi si è sposata e ha avuto i suoi figli.

Cosa le manca della vita di prima?

L avita di prima sono bei ricordi. La mamma ci insegnava le opere liriche, ogni sabato la radio di Stato ne trasmetteva una.

La sua fede ha mai vacillato?

Nel senso di perderla: no. Ma nel senso di non sentirla, si. Di camminare al buio e di chiedersi: “Dove sta il Signore?” Si sente che il Signore si nasconde, ti lascia da solo; oppure a volte siamo noi che ci allontaniamo da lui. Quando noi ci rivolgiamo al Signore e gli diciamo<<. “Perché non risolvi questa situazione?” Lui ci risponde: “Non ho la bacchetta magica!” Il Signore non è Mandrake! È un’altra cosa!

Questi ultimi tempi lei ci ha fatto un po’ preoccupare per la sua salute. Come sta?

Vivo ancora, sai? Ho il problema del ginocchio che sta migliorando e posso camminare bene; poi mi sono operato alla pancia, prima per dei diverticoli e mi hanno tolto un pezzo di colon trasversale, poi per le aderenze, adesso posso mangiare di tutto.

L’ultima domanda: tra Messi e Maradona chi preferisce?

Pelé. Un uomo di un cuore, ho parlato con lui una volta su un aereo, un uomo di un’umanità così grande. I tre sono grandi, ognuno con la sua specialità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *