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Costruttori di ponti

E se spuntasse un Arcobaleno?

di ALESSANDRO MANFRIDI

La proposta di un sogno e di un appello per la pace (non solo in Ucraina) parte dalle lucide analisi di chi da sempre si sta spendendo per essa…

settembre 2023

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TEOLOGIA

Verso la fine di agosto si è svolta un’interessante serata di riflessione sulla pace al Festival de La Versiliana a Marina di Pietrasanta (LU), con la centro l’appello di Raniero La Valle e Michele Santoro per dare una rappresentanza al popolo della Pace.

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Ha aperto gli interventi lo storico direttore di Avvenire ai tempi del Concilio Vaticano II, Raniero La Valle, ormai novantenne ma con il suo straordinario sogno: per ottenere la pace, la terra – casa comune che soffre – e la dignità di ogni uomo e donna bisogna uscire da “il sistema di guerra” che pervade l’economia e domina la politica (ragion per cui la guerra in Ucraina non può terminare). L’obiettivo che egli propone è arrivare ad un Appello, per dar vita a una grande Assemblea permanente, che susciti nuove proposte dalle assemblee dei partiti fino alla stessa ONU. Le imminenti elezioni europee potrebbero essere l’occasione per creare delle convergenze su questi comuni obiettivi. Citando Turoldo e Rigoberta Menchú, quindi, ha chiesto a tutti noi di prendere la voce e far sentire il grido dei poveri e degli ultimi, dalle piazze ai palazzi del potere con lo struggente grido che ricorda il piccolo bambino siriano di tre anni con la maglietta rossa morto affogato sulle spiagge di Bodrum in Turchia il 2015: “Io sono Alan Kurdi”.

In tal senso, Ginevra Bompiani ha utilizzato l’immagine del buco nero: “se ti trovi in un buco nero non arrenderti, c’è sempre un modo per uscirne” (Stephen Hawking). Ma per uscire dal buco nero dobbiamo capire cosa intendiamo per pace. Tutti parlano di pace ma con essa intendono la vittoria che si ottiene solo col conflitto. Cosa mettere al posto di morte, della vittoria e del libero mercato? Manutenzione e quindi vita, disarmo, scambio, rispetto dell’ambiente. La questione non è se avanzare da soli o in compagnia ma è avanzare con tutti i compagni possibili e immaginabili.

Luigi De Magistris ha spostato il discorso sulla Costituzione, partendo dall’articolo 11, rivendicando l’obiettivo di dare rappresentanza a chi la pensa in modo diverso rispetto all’invio delle armi sine die. L’articolo 1 ci dice, inoltre, che che “la sovranità appartiene al popolo”: “dobbiamo avere l’impegno di rispondere alla sua volontà come nel caso dell’acqua quale bene pubblico, secondo l’indicazione espressa dal referendum popolare del 2011. Napoli è l’unica istituzione italiana, ad oggi dopo 12 anni, che ha attuato questa volontà popolare, trasformando una Società per Azioni che faceva profitti in un’azienda municipale che fa utili. È stato difficilissimo ma è stato possibile”.

Cosa si può fare allora? De Magistris chiude citando l’art.2, secondo comma, della Costituzione italiana: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitando di fatti la libertà e l’uguaglianza impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. I costituenti che hanno visto il fascismo e il nazismo che si proponevano come legalità formale, hanno ritenuto che, se i principi fondamentali dei primi 12 articoli della Costituzione dovessero non venir applicati proprio attraverso la latitanza delle istituzioni, la Repubblica – che non sono solo le istituzioni, ma siamo tutti noi – dovrebbe rimuovere questi ostacoli proprio attraverso la nostra azione.

L’ultimo intervento, accorato, è stato quello di Michele Santoro: “Non possiamo accettare che 500mila vittime non siano ancora considerate un tributo di sangue sufficiente per far finire una guerra. La guerra è continuata perché era necessario creare un muro tra Russia e Ucraina. E come si fa a creare questo muro? Con decine, centinaia di migliaia di morti. Ma cosa sarebbe avvenuto senza la guerra? L’Europa sarebbe diventata la prima potenza economica. Ma, con il Covid, il debito mondiale è cresciuto tre volte e mezza rispetto al PIL mondiale. Ed oggi chi comanda il mercato è proprio il debito (il volume delle azioni finanziarie nel mondo è di gran lunga superiore a quello dei prodotti, i soldi non si fanno realizzando prodotti reali, si fanno emettendo certificati). Ma i Paesi più indebitati non sono quelli più poveri – che, invece, sono quelli ricattati. I paesi più indebitati sono in realtà gli Stati Uniti e la Cina. Il debito, quindi, determina questo scontro tra giganti. Inoltre, durante la pandemia i soldi sono andati ad arricchire la speculazione e sono emersi 700 nuovi miliardari. Il patrimonio dei dieci uomini più ricchi del mondo nei due anni della pandemia è aumentato, mentre 750 milioni di persone sono finite sull’orlo della fame. Solo in Italia il 95% della popolazione si è impoverita e il 5% si è arricchita ulteriormente. Non solo i poveri saranno ancora più poveri, ma tutti noi, il 95% della popolazione italiana, dovremo pagare il conto di questa guerra. I tedeschi, che sono entrati in recessione e non vogliono più pagare il 2% delle spese militari, arriveranno anche loro a presentare il conto a noi italiani, dicendo che nella UE non ci sono più soldi per noi e adesso dobbiamo rientrare dal debito e pagare, ad esempio le tasse ecologiche per il risanamento del pianeta. In realtà, una banca dà 7 euro a chi produce fossile e 3 all’economia green. La prima banca che finanzia il fossile è la statunitense Morgan Stanley. Siamo dunque costretti a procedere molto lentamente con il green perché altrimenti queste banche fallirebbero. È da qui che nasce la crisi ecologica del mondo”.

Confidiamo che queste voci diano sempre più voce a chi cerca un’alternativa alle logiche di morte che ancora non vogliono trovare una soluzione al conflitto ucraino!

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