Categorie
Costruttori di ponti

La vera rivoluzione

Irina e Albina alla XIII Stazione della Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo, 15.04.2022

Pubblicato su LA VERA RIVOLUZIONE – GLI STATI GENERALI

Mettiamo da parte la fede religiosa e limitiamoci allo spessore morale.

Per tutti coloro che ritengono che Gesù di Nazareth sia un personaggio il cui messaggio non si ferma ai soli credenti ma arriva a chiunque voglia coglierne la proposta, l’esempio, l’appello.

La domanda oggi diretta è: il soldato russo omicida e stupratore ha una madre come ce l’abbiamo io e tu? Ha una compagna, dei figli, una casa, una famiglia dalla quale tornare come la nostra?

Di più: possiamo dire che egli è un “figlio di Dio” come me e te?

Che io sia un credente o meno, se le mie risposte sono positive, allora devo concludere che egli non è diverso da me.

La portata “rivoluzionaria” delle parole del capitolo 6 del vangelo di Luca sono quelle che mi invitano a fare del mio nemico l’oggetto delle mie preghiere; quelle che mi invitano all’impegno di perdonarlo (perché “non sa quello che fa!”, cfr. Lc 23,34); quelle che mi chiedono di arrivare ad AMARLO!

Ma come è possibile amare chi fa del male non tanto a me quanto ai miei cari[1]?

È chiaro che un amore simile è umanamente impossibile.

Ma se siamo disponibili a percorrere questa via, chiedendo che la forza che umanamente non abbiamo ci arrivi con un aiuto “ulteriore”, quale quello che solo l’esperienza del limite ci può consegnare, vedremo cose che non avremo mai immaginato.

Per poter varcare questa soglia e passare dall’esperienza dell’ombra a quella di una nuova luce, promessa dalla speranza che abita in ognuno di noi, è necessario cogliere l’invito di Luca 6 in tutti i suoi passaggi.

Io DEVO convincermi che accogliere questo invito è vitale. Io POSSO mettere in pratica quello che umanamente pare ben altro che una “umana” rivoluzione. Io devo VOLERE che tale rivoluzione possa compiersi, iniziando a porre un seme di cui non vedo ancora i frutti ma la cui promessa potrà portare a farli sbocciare, prima di quanto possa immaginare.

Il pregare, il perdonare, l’amare il mio nemico questo sì, lo disarmerebbe, lo sconfiggerebbe, lo convertirebbe. Come non possono fare le armi, la violenza, la guerra, le vendette, gli omicidi.

E se questa azione fosse non solo dei singoli, ma dei popoli e delle nazioni, vedremo una “rivoluzione” come non abbiamo mai visto sulla faccia della terra.

Siamo sempre in tempo per iniziare a compierla. Oggi più che mai.


[1] https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/quando-perdonare-significa-tornare-alla-vita/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *