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MI CHIAMO SERGEJ: LETTERA ALLE AUTORITà ITALIANE

di ALESSANDRO MANFRIDI

Diamo voce ad una storia vera che condensa tutti i sentimenti e gli interrogativi relativi ai progetti di cura dei minori in Italia e alla loro sospensione.7 ottobre 2021

pubblicato in Mi chiamo Sergej: lettera alle autorità italiane – VinoNuovo.it

Se a Natale 2021 i viaggi di assistenza e cura dei minori bielorussi verranno disattesi sarà negato ancora una volta il principio che tutela il bene supremo dei minori contemplato nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Dopo due anni, essi attendono di ritornare in Italia presso le famiglie che li accolgono. Lo scritto che segue raccoglie e riassume, nella forma di “lettera alle autorità”, tutti i sentimenti e gli interrogativi espressi da Sergej (nome di fantasia):

Ciao, mi chiamo Sergej.

La vita è stata buona con me.

Anche se non ho mai conosciuto mio padre. Anche se mia madre non è stata in grado di accudirmi. Anche se io, i miei fratelli e le mie sorelle siamo stati affidati, in tenera età, ad una casa-famiglia in Minsk.

Ho trovato altri ragazze ed altri ragazzi in questa realtà.

Cresciamo in maniera semplice e spartana, con regole precise e spazi condivisi.

La casa-famiglia che ci ospita non ci fa mancare niente.

Tutti NOI bambini chiamiamo la famiglia della tutrice “la nostra mamma e il nostro papà bielorussi”, perché alcuni di noi conoscono a mala pena la propria madre e forse affatto il loro padre.

Ma non sono solo “nostri”. Loro hanno i loro figli e i loro nipoti.

Noi vediamo il loro esempio genitoriale come un riferimento.

Ma cerchiamo in fondo al cuore una “nostra” famiglia.

Avevo da qualche giorno compiuto sette anni. L’età necessaria per

poter viaggiare all’estero.

Sono salito con coraggio su un aereo della compagnia Belavia. Viaggio Minsk-Fiumicino.

Con me tanti altri bambini, bambine, ragazzi e ragazze provenienti da case-famiglia e orfanotrofi di Minsk e altre città bielorusse. L’areo era pieno.

Ci accompagnavano delle giovani interpreti bielorusse, incaricate di custodirci nel viaggio ed affidarci alle associazioni delle famiglie accoglienti in Italia.

Finalmente siamo arrivati. A Fiumicino sono stato accolto ed affidato ad una famiglia italiana.

Era dicembre 2018. Ho trascorso Natale e le festività con loro.

Poi il viaggio nell’estate 2019 e un ultimo, indimenticabile, soggiorno in Italia nel dicembre 2019.

Durante questi soggiorni sono passato dalla iniziale nostalgia per la mia casa-famiglia e per il mio fratellino minore lasciato a Minsk, alla gioia per questo soggiorno italiano, per una “nuova” vita, per il calore della famiglia italiana che mi ha accolto, per questi due coniugi che hanno imparato a vivere con me bambino, così come io ho iniziato a vivere con una famiglia che ho imparato a conoscere, ad apprezzare e ad amare.

Sapevo bene che dovevo tornare a Minsk, perché in Italia non potevo adottato. Ma voi avete mai provato a sentirvi in un luogo come fosse casa vostra?  in una famiglia come fosse la vostra famiglia? Pur sapendo che al momento non è la vostra famiglia ma che forse un domani nel futuro potrebbe diventarlo? Io sì. Il mio cuore si è gonfiato di gioia.

In un anno avevo già iniziato a parlare l’italiano e comunque a capirlo senza difficoltà, anche se non avevo ancora iniziato il mio percorso scolastico in Bielorussia.

Da allora gli eventi si sono susseguiti.

Prima il COVID, la Pandemia, le chiusure delle frontiere. Così sono saltate le accoglienze dell’estate 2020 e del dicembre 2020.

Per un anno e mezzo, dal dicembre 2019 al giugno 2021, la relazione con la famiglia italiana è andata avanti con le videochiamate a cadenza quindicinale.

Ma io non capivo perché non potessimo più vederci, perché non potessi più avere la gioia di vivere i miei mesi di vita italiana, forse questa coppia non mi voleva più, forse si era stancata di me? Anche la lingua italiana me la sono dimenticata, quando parliamo io ricordo solo alcune parole, le altre me le traduce la mia sorella maggiore che è stata in Italia prima di me negli anni scorsi.

La scorsa estate pareva che le frontiere si dovessero aprire.

Poi ci sono state le sanzioni verso la Bielorussia e si è tutto interrotto.

A dicembre 2021 saranno due anni che non torno in Italia, dopo l’esperienza di un anno e mezzo precedentemente vissuta con tanta gioia, attesa e amore ricevuto e dato.

Io vorrei tornare in Italia e riabbracciare la famiglia che mi accoglie e mi attende.

Se a Natale i viaggi non si faranno, la mia speranza in una vita diversa, che fin qui mi è stata porta, verrà tradita ancora una volta e mi verrà negato l’affetto che mi è stato donato e mi vuole essere donato qui in Italia.

Per favore, fate tutto ciò che è necessario per non negare tutto questo alle migliaia di bambini bielorussi che, come me, ricevono l’affetto di una famiglia italiana da quando hanno sette anni fino ai diciotto anni.

Negare queste accoglienze, quando Minsk non attende che le firme dei protocolli da parte dei Ministeri italiani, significa anteporre le logiche delle sanzioni alla felicità di bambini, bambine, ragazzi e ragazze presenti negli orfanotrofi e nelle case famiglie di Minsk edelle altre città bielorusse.

Cari signori, vi prego!

Adesso provate ad immaginare come si sentirebbe vostro figlio se non dovesse vedervi per due anni (dicembre 2019-dicembre 2021) e se, nell’attesa di potervi riabbracciare qualcuno dovesse dirgli che non è ancora arrivato il tempo.

Stavolta il CO VID-19 non c’entra niente, so che in Italia i bambinivanno a scuola, giocano, fanno sport e tante altre cose. Mi dite cosa nega il diritto alla mia felicità di bambino? Quale è la mia colpa?

Essere nato in un posto sbagliato?

Vi prego aiutatemi, fatemi tornare in Italia da questo prossimo Natale.

Vi abbraccio

Sergej

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